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L'EMIGRAZIONE DALLA RENDENA
TRA OTTOCENTO E
NOVECENTO.
Il nostro lembo di terra trentina, situato alla
periferia del vasto Impero Austro-Ungarico, rimase a lungo
dimenticato per non dire ignorato dalle autorità centrali e dalla
burocrazia di Trento, Innsbruck e Vienna. Anche la costruzione
della cosiddetta strada delle Giudicarie negli anni 1829-'30 non
ruppe l'isolamento di quest'area di confine.
Scrive nel 1882 Carlo Gambillo:"….La
principale industria della Rendena è la pastorizia. ….Un'altra
fonte di ricchezza pei Comuni sono le selve….Tuttavia questi due
cespiti sono affatto insufficienti e l'emigrazione toglie alla
Rendena in media e per quasi tutto l'anno oltre un terzo della sua
popolazione maschile ed un quarto delle femmine. ….I Rendenesi
vanno per lo più ad esercitare la professione dell'arrotino
ambulante o coltellinajo di cui si sono fatti una specialità.
Tutta l'Italia, la Germania e l'America meridionale, sono percorse
dagli arrotini Rendenesi che si spingono innanzi una ingegnosa
carruola contenente la loro officina." (C.Gambillo "La
Valle di Rendena", Tipografia Roveretana, 1882, p.33).
Il fenomeno migratorio viene quindi descritto
come fonte di sostegno economico per la popolazione. Non è
comunque una novità, visto che si parla oggi di "pendolarismo
dal monte al piano per fame" praticato dai Giudicariesi fin
dal 1500 (Paleomigrazione):
Il contesto di una vita povera, confinante
quasi con la miseria, che caratterizzò le nostre terre verso la
fine del 1800, spinse la nostra popolazione sulla strada
dell'emigrazione permanente verso i paesi di mezzo mondo. Troviamo
in quest'epoca i progenitori di tante famiglie che, sparse
dall'Inghilterra al Cile, dagli States alla Germania,
dall'Australia alla Francia, ancora oggi portano cognomi familiari:
Collini, Lorenzetti, Maffei, Maturi, Nella, Povinelli, Beltrami,
Maestranzi, ecc. Sono loro i discendenti attuali di quei fieri e
poverissimi pionieri; di uomini e donne che con tenacia,
laboriosità e frugalità, pazienza e fatica, svilupparono
personali iniziative economiche, delle quali noi ancora oggi
godiamo i frutti.
Non dimentichiamoli: da soli, senza privilegi,
sorretti da un radicato senso di libertà ed indipendenza,
crearono dal nulla condizioni di vita decorosa e sicura per sé,
per le loro famiglie e impressero una svolta fondamentale al
destino proprio e della comunità di origine, nella lontana terra
rendenese, spesso matrigna ingenerosa. Non dimentichiamo mai la
loro sofferta esperienza. La loro avventura sulle strade del mondo
è stata la premessa per le nostre attuali sicurezze economiche.
Pinzolo li ricorda con un bel monumento
all'emigrante e con una serie di originali piastre pavimentali che
rievocano i nomi delle principali mete del flusso di emigranti
dalla Rendena.

…… per saperne di più scarica
"
Curiosità in pillole:
la vita sociale dell'emigrante più famoso di Rendena"

a cura di Marzia Maturi.
Nel rispetto e nel ricordo di questi
conterranei, la Cassa Rurale di Pinzolo si offre come
interlocutore economico qualificato per tutte le esigenze bancarie
dei loro attuali familiari.
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